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martedì 29 dicembre 2009

VIAGGIO AL CENTRO DELL'INDUISMO

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“La possente incarazione del male continua ad agire, spietata, fino a quando verrà annientata dagli effetti scanditi delle sue stesse nefandezze. Giacchè il male reca in sè, accortamente dissimulato, il seme della propria distruzione; e per quanto un demone possa apparire terribile, la sua sorte è implicita nella sua propensione alla perfidia”


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Nei miti indiani gli anni contano migliaia, decine di migliaia, e gli avvenimenti hanno luogo in parecchi mondi,visibili e invisibili.eppure questo indefinibile arco di tempo è ben misera cosa rafforntato a quello, più ampio, della creazione della dissoluzione.

induismo4BRAHMA, il dio quadrifronte creatore dell’universo, giace in contemplazione sul letto di foglie di loto e crea ogni cosa per pura volontà.
Egli ha una misura propria del tempo: del giorno e della notte.
Nella sua mezza giornata di veglia Brahma crea l’Universo, che passa attraverso quattro epoche nettamente definite chiamate Yuga.

induismo_donna-b In base alle misurazioni celesti ogni Yuga dura tremila anni (tremilaseicento anni umani). Ciascuno dei quattro Yuga, “Krta”, “Treta”, “Dvapara”e “Kali”, presenta nel bene e nel male caratteristiche specifiche.

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  • Nel Krtayuga la rettitudine prevale universalmente.
  • Nel Tretayuga la rettitudine si riduce di un quarto, ma viene data grande importanza a cerimonie e sacrifici. Gli uomini continuano a celebrare i riti, ma senza essere mossi dal senso del dovere e perseguono fini materiali.
  • Nel Dvaparayuga la rettitudine si riduce di metà: taluni uomini studiano quattro Veda (testi sacri dell’induismo che si ritiene esistano dall’eternita.avendo preso forma dal respiro del dio stesso, essi non hanno inizio né fine), altri tre, altri ancora uno o addirittura nessuno. Le cerimonie si moltiplicano quanto più la bontà declina, mentre si manifestano malattie e calamità.
  • Nel Kaliyuga, infine, rettitudine, bontà e virtù scompaiono definitivamente e i sacrifici considerati mere superstizioni vengono abbandonati.
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“Quando l’uomo sarà pervaso da ira, dolore, cupidigia e paura e il mondo sarà sovrastato da un Universo senza regole allora saremo nel Kaliyuga”

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Poi Brahma si addormenta, e si produce la totale consunzione di ogni cosa. Dorme per dodici ore, poi si risveglia e l’incombenza della creazione si rinnova da capo, per protrarsi lungo un altro ciclo di quattro età complete.

brahmaLa vita di Brahma copre cento anni celesti, al termine dei quali anch’egli si dissolve e nulla sopravvive della creazione come del Creatore. Il sole e le stelle si spengono, gli oceani si sollevano in onde gigantesche che si richiudono sopra la Terra. Sopravvengono un’oscurità, un vuoto, un silenzio terrificanti. Al di sopra di questo sommovimento cosmico si situa un dio supremo, intoccato dal tempo e dai mutamenti, nel cui ricordo creazione e dissoluzione si sono prodotti in un batter d’occhio. Egli è la divinità suprema, ed è chiamato NARAYANA, ISVARA o MAHASAKTI. Da questo essere atemporale promana ogni cosa: attività, filosofia, scritture,,storie, dei e demoni, miti, epoche ed eroi, ed in Lui si conclude ogni cosa.

induismo2Per adempire ai suoi compiti questo Essere scende al “piano pratico sotto forma di una trinità divina composta da Brahma, il creatore, padre di tutte le creature, che si serve di un cigno quale mezzo di trasporto, marito di Saraswati, dea della sapienza, e padre dei sette savi, di brhaspati, dio della saggezza, di parajati e daksa; Visnù, il protettore che risiede nel Vaikuntha, marito di Laksmi, dea della ricchezza. Ogni qualvolta il mondo è minacciato di estinzione a causa di poteri malefici, Visnu s’incarna, ed ogni sua denominazione assume la denominazione di Avatara. Secondo la mitologia, egli sarebbe sceso nove volte sulla terra come Avatar, salvando l’umanità. Tra i suoi Avatara più importanti troviamo Rama e Krisna. Infine, ultimo membro della Triade Divina è Siva, il distruttore. Egli, marito di Parvati, risiede sui monti Kailasa. I suoi figli sono: Subraimanya, distruttore del demone Taraka, e Ganesa, il dio dalla testa di elefante, che risponde alle preghiere dei fedeli rimuovendo ogni sorta di ostacoli.

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PER SAPERNE DI PIU’….

  • Altre divinità secondarie:

Indra: più importante fra gli dei minori;

Vauna: signore degli oceani, dell’aria e delle acque;

Agni: dio del fuoco;

Yama: dio della morte e della giustizia;

Surya: dio del sole;

Kama: dio dell’amore;

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  • Le storie dal Libro della Giungla derivano dalla lettura orale di testi mitologici induisti, così come, a questi si ispirano anche Esopo e La Fontane.

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  • Nella tradizione indiana si ritrovano numerosi miti e leggende. Una di queste storie è quella del Diluvio che costituisce uno dei miti fondamentali della tradizione indiana pre-ariana.l’eroe del diluvio si chiama Manu ( parola che deriva dalla radice dravica MAN, che vuol dire argilla.).Manu è l’essere d’argilla, proprio come Adamo, vale a dire l’uomo in generale, del quale egli è progenitore. L’arca, secondo la versione indiana, fu guidata da un pesce; e nell’India meridionale, a Madura , ancora sussiste un culto assai importante che ricorda il pesce (mina).

UDINE


udineCiao a tutti! oggi vorrei darvi un breve accenno su udine....la città in cui vivo.


LA STORIA

Il territorio della provincia di Udine offre un insieme di paesaggi molto vari e diversi che comprendono le zone sabbiose della laguna, le zone coltivate della bassa friulana e insieme le catene prealpine delle Dolomiti di Forni, le alpi Carniche e quelle Giulie; essa comprende il 60% del territorio della regione con il maggior numero di comuni (ben 137).

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La citta, popolata fin dalla preistoria e insediamento di origine celtica, è una delle province del Friuli Venezia Giulia, ed situata nella zona centrale del territorio friulano.
Durante il medievo questa città visse nell'ombra di città come Aquileia ( fondata nel 181 a.C. dai romani, divenuta ben presto uno dei centri più importanti della penisola e devastata dagli unni nel 452 d.C.) e la città di Cividale (di origine longobarda, eletta a capitale del territorio da Carlo Magno che annesse la regione alla marca d'Austria).

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Udine ebbe la sua fioritura a partire dal 1223 grazie alla fondazione del mercato, per opera del patriarca Bertoldo di Andechs, diventando la città più importante della regione per il commercio ed i traffici.

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Dal 1420 in avanti a Udine finisce il dominio dei Patriarchi in seguito ad un duro colpo inferto al loro potere da parte della famiglia Savorgnan che si alleò a Venezia, alla cui Serenissima Repubblica Udine venne annessa.
Nonostante la perdita dell'indipendenza la città godette sempre di forte autonomia, visse un periodo di grande sviluppo artistico e urbanistico, con la costruzione di quasi tutti i suoi edifici più belli e rappresentativi, quali , Piazza della Libertà, Palazzo del Comune, il porticato di San Giovanni e la stessa struttura attuale del Castello. Il '700 vide la città ancora abbellita dall'opera di Tiepolo che lavorò ai dipinti del Duomo e affrescò il Palazzo arcivescovile e l'oratorio della Purità.

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Nel Settecento viene fondata l'Arcidiocesi di Udine (1753) e, nel 1797, ha fine la Repubblica Veneta in seguito al Trattato di Campoformio.
Dopo l'intervallo napoleonico, nel 1813 la città con tutto il Friùli entrò a far parte del Lombardo-Veneto austriaco passando sotto il dominio degli Austriaci e con il 1866 entra a far parte dello Stato Italiano dopo la seconda guerra d'indipendenza.
Da ricordare il 1964, l'anno in cui la regione Friuli-Venezia Giulia venne ufficialmente riconosciuta come regione autonoma e il 1976, anno del terremoto che colpì duramente tutta la regione.

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LO SAPEVATE CHE....
Una leggenda racconta che il colle del castelo di Udine fu costruito con la terra portata negli elmi dei soldati di Attila per permettergli di goderere dall'alto lo spettacolo dell'incendio di Aquileia


LA LINGUA FRIULANA

it.wikipedia.org/wiki/Lingua_friulana

Regione nata dall'insediamento della popolazione carna all'interno di due gruppi veneti, il Friuli ha mantenuto questa connotazione anche nella sua lingua. I carni influenzarono infatti il latino locale creando una specifica latinità friulana, che nel passato si estendeva fino a tutta la provincia di Trieste.
Nonostante la convivenza delle due lingue, il latino e il carno, nell'attuale lingua friulana i termini sono ancora ben distinti e non ci sono stati molti casi di fusione tra i due idiomi. In friulano infatti parole come "duro", che in lombardo
diviene "dür", resta "dur", o "ladro", in emiliano "läder", in friulano è "lari".

L'impronta latina del friulano arrivò infatti dal nord, dalla Gallia, quindi si ebbe un'influenza raffinata di pronuncia gallica, in cui, ad esempio, la "s" finale era pronunciata chiaramente. Per questo in friulano abbiamo parole il cui plurale diviene "murs", "cians" e "nios", rispetto al singolare "mur", "cian" e "niof", nel rispetto delle influenze galliche e contrariamente a quelle italiane che hanno portato a "muri" per muro, "cani" per "can" e "novi" per "novo".

Per quel che riguarda i gruppi vocali accompagnati alla consonante "l", mentre in Emilia, Lombardia e Veneto, si ha una soluzione palatizzata, in friulano la "l" resta intatta, come "clama" per "chiama", rispetto al veneto "ciama"; "glesie" per "chiesa", rispetto al veneto "cesa".

Un altro elemento chiaramente gallico è il passaggio del suono "ca" a quello "cia", e di "ga" in "gia", come per "ciase" al posto di case; "gial" per "gallo". Variazione di origine incerta è invece quella che ha portato il friulano a dittongare vocali in italiano singole, come per "biel" al posto di "bello", dove il suono "e" è sostituito da quello "ie"; oppure per "tiare", "pierdi", "ues" e "puarte", che stanno per l'italiano terra, perdere, osso e porta, ed il veneto "tera", "perdar", "oso" e "porta".

Analogamente in friulano si riducono a parole monosillabiche, parole in veneto bisillabiche, come "ros" per "rosso" e "foc" per "fogo".

La separazione tra Veneto e Friuli risulta anche in alcuni elementi lessicali, come per il friulano "cialà" e il veneto "vardar" (in italiano guardare); il friulano "ciaf" e il veneto "testa" (testa); "ont" contro "butiro" (burro); "uarzine" contro "varsor" (aratro); "sedòn" contro "guciaro" (cucchiaio); etc.
Vi sono poi vocaboli unicamente friulani, come "frut", bambino; "soreli" per sole, dal francese "soleil"; "madrac" per serpe, forse da una parola di origine celta; "kai" per lumaca; "ciarneli" per fronte; "razze" per anatra, "tamisiu" per vaglio o "balteu" per covone.


FOLKLORE
Processione del perdon
La prima domenica di luglio, a Grado (Gorizia) si tiene una magnifica processione di barche imbandierate, per accompagnare la Madonna di Grado alla vicina isola di Barbana. A questa splendida manifestazione, che risale al 1237, partecipa con grande fervore tutta la popolazione, in un clima coinvolgente ed emozionante.

Vogada mata
Un'altra magnifica festa marittima è la "vogada mata", un sorta di carnevale acquatico di grande impatto. A Duino, nei pressi di Trieste, centinaia di barche, motoscafi, gommoni e pescherecci di vario genere danno vita ad un lungo corteo di carri marini variopinti e pittoreschi, detto appunto la "vogada mata", la vogata matta. Tutta la festa è accompagnata da diversi stand culinari in cui è possibile gustare le specialità locali.

Le due sagre del formaggio
Il paese di Enemonzo, in provincia di Udine, vanta ben due sagre del formaggio. In questo luogo infatti, a maggio e a settembre, si tengono due diverse sagre gastronomiche: la prima celebra il formaggio fresco e stagionato di tipo "latteria"; nella seconda invece, si assaggia il formaggio di malaga e la cosidetta "scuete", una speciale ricotta affumicata, tipica di questo luogo e giudicata eccezionale dagli intenditori.

La corsa degli asini
Sempre vicino Udine, a Fagagna, la prima domenica di settembre si tiene una particolare corsa 'equestre'. Dal 6 settembre del 1891, gli asini migliori del paese, che ancora oggi conservano i nomi dei loro antenati, si affrontano in un palio sulla piazza principale della città. Cometi, Pythagoras, Folc, Fuiros e Talpe, tra gli altri, ogni anno, da più di cento anni, si contendono così la vittoria della "San Siro del Friul".

Il Pignarûl
Il 6 gennaio, giorno dell'Epifania, a Tracento (Udine) si organizza un magnifico corteo in abiti duecenteschi, in cui si rievoca l'incontro dei re Magi con Gesù bambino. Una lunghissima fila sale al Castello Coia "Cis'cielat", dove viene acceso un immenso fuoco, detto il "pignarûl grant". La direzione che prende il fumo del falò serve per trarre gli auspici sulla stagione invernale. Così si crede che se il fumo va a oriente si può prendere il sacco e andare al mercato a vendere i prodotti del raccolto che sarà abbondante, se invece il fumo va verso occidente è maglio andare "per il mondo" a cercare fortuna altrove.
Alla fine della divinazione, qualsiasi sia stato il suo esito, la gente del posto si riunisce comunque nelle osterie per brindare alla fortuna o abbattere la malasorte.


CUCINA E GASTRONOMIA

Il Friuli è una Regione sempre apprezzata per i suoi sapori e il suo territorio. Si narra che un re longobardo oltrepassando le Alpi inviò alcuni uomini alla ricerca di un luogo dove ci fosse "buon vino e buon stare”. Gli uomini lo trovarono e vi appesero un ramo di albero in segno di riconoscimento. Da allora la frasca è diventata una specie di insegna per le tutte le case coloniche dove si trovano i prodotti tipici della tradizione gastronomica friulana. Il Friuli è una regione che presenta una gastronomia semplice, in cui dominano i prodotti che la natura offre in un territorio così fertile e straordinario. E' una cucina poco sofisticata in cui dominano patate, rape, ortaggi che vengono coltivati nella fertile pianura che si affaccia fino alla costa.
Il tipico "mangiar friulano" è caratterizzato da una pietanza profumata e gustosa che viene preparata in mille modi diversi, tutti originali: la minestra.
Le minestre sono gustose e semplici da riprodurre e ne esistono diverse varietà arricchite da svariati ingredienti: zuppe, minestrine, minestroni, minestre dolci e minestre forti, minestre, insomma, adatte a tutte le occasioni. La più caratteristica e famosa un po' ovunque è la «minestra di fagioli»: sapororitissima, cotta a lungo in pentole di coccio dove I fagioli, piccoli e rossi si insaporiscono con lardo e aromi vari.

La cucina di questa regione è caratterizzata dalla fusione di antiche tradizioni gastronomiche contadine con quelle aristocratiche.
Il Friuli è una terra ricca di storia e di influenze con popoli che hanno conquistato questo territorio.
Una caratteristica di importazione che ha segnato la cucina friulana è l'uso indiscriminato di zucchero, formaggio, burro, frutta, marmellate, mostarde, senapi, in tutti i piatti, dai primi ai dolci. L'origine, tipica del Friuli, di accostare le erbe aromatiche, la marmellata e la ricotta affumicata è certamente di tradizione in parte orientale e in parte austriaca e un piatto che rappresenta questa fusione sono i "cialzons di Artu”,fatti di sfoglia di farina, acqua e sale e riempiti con un composto di patate lesse, mele e pere tritate, biscotti sbriciolati, prezzemolo, menta, melissa, basilico, maggiorana, erba luisa, uva passa, ricotta affumicata, cioccolato fondente, marmellata di prugne, zucchero e cannella.
L'alimento fondamentale di questa terra è la polenta che viene realizzata con farina di mais, prodotto nella regione, che può essere accompagnata da tutti i cibi.

RICETTE

ANTIPASTI


Aringhe alle verdure



300 g di filetti di aringhe, 500 g di pomodori pelati, 3 cipolle, 2 peperoni, 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva, sale, pepe, prezzemolo.



Soffriggere a fuoco lento la cipolla, i pelati, i peperoni e il prezzemolo fi­nemente tritati. In una pentola far bollire l’aringa per 3 minuti quindi aggiungerla alla salsa assieme al prezzemolo. Lasciar insaporire per qualche minuto e servire con polentina calda.


Frico




1 cipolla, sale, 100 g di burro, pepe, 100 g di formaggio carnico stravecchio, 200 g di formaggio magro.



Mettere in una padella il burro e la cipolla tagliata a fette sottili, rosolare per qualche istante mescolando di continuo per non fare colorare la cipolla, quando risulta morbida aggiungere il formaggio precedentemente tagliato a fette sottili, un pizzico di sale e di pepe. Cuocere lentamente fino a quando il formaggio si scioglie, a questo punto voltare la frittata e cuocere bene anche l'altro lato, quando risulta cotto metterlo su un piatto ricoperto di carta assorbente e successivamente servire.



Capesante graten



16 capesante, 1 mazzetto di prezzemolo, pangrattato, olio extravergine d'oliva, sale, pepe.



La prima operazione consiste nello staccare i molluschi dalla conchiglia e lavarli accuratamente sotto l'acqua corrente (spesso si incontrano fastidiosi residui di sabbia). Fatto ciò risistemateli ciascuno nel rispettivo guscio, che avrete pulito e preparato. Cospargete le cappe di aglio e prezzemolo tritato, una spolverata di pane grattato, un filo d'olio, sale e pepe completeranno il tutto. 10' nel forno dovrebbero essere sufficienti per servire un ottimo antipasto.


PRIMI PIATTI

Cialzons o agnolotti carnici



500 g di spinaci, 4 uova, 100 g di burro, poco zucchero, prezzemolo, 50 g di uvetta, 400 g di farina bianca, 50 g di cedro candito, 1 tuorlo d'uovo, 50 g di cioccolata, cannella in polvere, ricotta affumicata grattugiata, formaggio carnico stravecchio, pane di segale raffermo, sale.



Ammorbidire in acqua tiepida l'uvetta. Pulire e lessare gli spinaci con il prezzemolo, scolarli e strizzarli bene, metterli in un contenitore con due manciate di pane di segale sbriciolato, il cioccolato precedentemente grattuggiato, l'uvetta strizzata, il cedro tritato e un pizzico di cannella in polvere. In un contenitore sbattere bene il tuorlo con un cucchiaio di zucchero fino a quando risulta un composto ben montato, a questo punto unire al composto di spinaci e amalgamare bene tutti gli ingredienti. Nel frattempo preparare la pasta e stenderla sottile in diversi dischi, stendere il composto sui dischi di pasta, richiudere il disco a metà, lasciando un piccolo bordo, che poi si rivolterà sulla pasta, chiudendo bene il ripieno. Questa piegatura è la caratteristica dei “cialzons”. Lessarli in acqua bollente salata; quando affiorano scolarli con il mestolo forato e sistemarli a strati in una terrina condendo ogni strato con la ricotta. Poi versare sugli agnolotti il burro fuso e spolverizzarli di zucchero e formaggio carnico stravecchio.


Gnocchi de Susini



1 kg di patate, 250 gr di farina, 100 gr di burro, un uovo, poco latte, zucchero semolato, prugne nere essiccate, pane grattugiato, cannella e sale.



Lasciare ammorbidire le prugne in acqua tiepida, poi snocciolarle e mettere al posto del nocciolo mezzo cucchiaino di zucchero. Lessare le patate, pelarle e passarle allo schiacciapatate, allargando il passato in una spianatoia; cospargendo di sale e lasciarlo intiepidire. Aggiungere quindi la farina, l'uovo, una noce di burro e qualche cucchiaiata di latte. Con le mani amalgamare bene gli ingredienti (se il composto riuscisse morbido unire un poco di farina): ricavare dall'impasto dei grossi gnocchi e porre nel mezzo di ognuno una prugna. Lessare gli gnocchi in acqua in ebollizione e scolarli appena verranno a galla. Condirli con pane rosolato nel burro, zucchero e cannella.




Gnocchi di prugne



1 kg patate, sale, 1 uova, burro, latte, 250 g di farina bianca, prugne nere secche, pane grattugiato, cannella.



Lasciare ammorbidire le prugne in acqua tiepida, togliere il nocciolo, al posto del nocciolo mettere un cucchiaino di zucchero. Lessare le patate e passarle allo schiacciapatate, lasciarle intiepidire, aggiungere la farina, l'uovo, una noce di burro 4 cucchiai di latte e un pizzico di sale, lavorare bene con le mani fino ad ottenere un composto omogeneo, formare degli gnocchi abbastanza grossi, al centro di ognuno mettere una prugna e richiudere. Lessarli in acqua bollente, scolarli e condirli con pane grattugiato rosolato nel burro, zucchero e cannella.


Riso e Fasoi alla Friulana



300 gr di patate, 200 gr di riso, 150 gr di fagioli secchi, 100 gr di lardo, 1,5 lt di brodo, 1 cipolla, 1 costola di sedano, 2 foglie di alloro, sale.



Mettere in abbondante acqua tiepida i fagioli e lasciarli ammorbidire per tutta una notte. Circa tre ore prima del pranzo tritare il lardo insieme alla cipolla ed il sedano, mettere il ricavato in una casseruola, unire i fagioli scolati dall'acqua, le foglie di alloro, le patate sbucciate e tagliate a pezzetti; versare nel recipiente tutto il brodo e lasciar cuocere per circa due ore. Quando i fagioli cominciano a disfarsi mettervi il riso, assaggiare e aggiustare di sale. Servire appena il riso è cotto.


SECONDI PIATTI

Giambars



700 g di gamberi d'acqua dolce, 3 spicchi d'aglio, vino bianco, 1 manciata di prezzemolo, basilico e maggiorana freschi, paprica, olio d'oliva.



Lavare bene i gamberi in acqua, nel frattempo mettere in una padella dell'olio e l'aglio, far soffriggere qualche istante, quando l'aglio inizia a colorare eliminarlo, aggiungere i gamberi, il trito di prezzemolo, maggiorana e basilico, il vino bianco e lasciare evaporare, aggiungere un pizzico di sale e di paprica. Coprire la casseruola e cuocere per circa dieci minuti. Servire accompagnato da polenta.


Polente concia



500 gr di farina gialla, 80 gr di burro, formaggio grattugiato (Montasio o carnico stagionato), poco latte sale.



Porre a fuoco circa due litri d'acqua salata e appena alzerà il bollore versarvi la farina gialla mescolando bene e badando di non far grumi; lasciarla cuocere, senza mai smettere di mescolare, per 50 minuti. Quando la polenta sarà pronta, farne uno strato sul fondo di una zuppiera, spolverizzarla di formaggio, irrorarla con qualche cucchiaiata di latte e poco burro fuso, altra polenta etc., continuando così. Lasciarla riposare qualche minuto e poi servirla.

Lepre in salsa



Lepre, 1 bicchiere di aceto, 2 cipolle, sale, ½ lt di vino rosso, 1 spicchio d'aglio, 100 g di burro, 1 costa di sedano, pepe, 5 foglie di salvia, 1 rametto di rosmarino, 1 bicchiere di vino bianco secco, 3 foglie di alloro, 2 carote, origano, olio d'oliva.



In una casseruola mettere il vino rosso, l'aceto, qualche grano di pepe, la salvia, l'alloro, il rosmarino e un pizzico di origano, poi unire le carote ed il sedano tagliati a pezzi, far bollire il tutto per circa 15 minuti e lasciar raffreddare. Pulire bene la lepre, tagliarla a pezzi e metterla in una terrina, versare sopra la marinata preparata e far riposare in un luogo fresco per circa 12 ore. In una casseruola far scaldare l'olio e il burro, unire i pezzi di carne ben scolati e far rosolare bene. Quando la carne avrà preso un bel colore aggiungere l'aglio schiacciato e le cipolle affettate sottilmente, bagnare con il vino bianco e una parte della marinata filtrata, aggiustare di sale e pepe e far cuocere per circa un'ora e mezzo. A cottura quasi ultimata unire 2 cucchiai di farina tostata nel burro. Servire con fette di polenta abbrustolita.

CONTORNI ED ACCOMPAGNAMENTI

Cavolo con i ciccioli



500 g di cavolo verza, 50 g di lardo, aceto, sale, pepe.



Eliminate le prime foglie verdi del cavolo, sfogliatelo e togliete le coste più dure. Lavate le foglie e tagliatele a listarelle sottili, mettetele in una insalatiera.
In una padella mettete il lardo, tagliato a dadini, quando avranno perso il loro grasso e saranno croccanti, ritirate la padella dal fuoco, aggiungete aceto, sale e pepe, versate il tutto sul cavolo.
Rimescolate e servite.


Funghi delicati



500 g di funghi, 30 g di burro, 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva, I cipolla, 1/2 bicchiere di panna, sale, prezzemolo.



Mondare, lavare e tagliare i funghi a fettine non troppo sottili. Far fondere, in una padella, il burro e l’olio; farvi soffriggere i funghi e la cipolla tagliata molto finemente. Salare e far cuocere per circa 25 minuti a fuoco moderato. Prima che la cottura sia ultimata, unire la panna e mescolare per qualche minuto. Servire i funghi ben caldi, guarnendo con prezzemolo fresco.


Tortino ai porri



1kg di porri sottili, 1 bicchiere di vino bianco (Tocai friulano), 4 cucchiai di formaggio Montasio stagionato grattugiato, 250 g di panna, 4 uova, sale.



Portare a ebollizione 2 litri d’acqua con il vino, tuffarvi i porri aperti e tagliati in 4 per il lungo. Farli cuocere per circa 15-20 minuti, quindi sgocciolarli su un canovaccio e tagliarli a pezzetti di 10 cm circa. Ungere una pirofila con burro e disporre i porri a raggiera. Preparare una salsa composta dalle uova sbattute con la panna, il sale, il burro fuso, il formaggio grattugiato e versarla sui porri. Infornare a 180 °C per 20 minuti. Servire il tortino caldo, accompagnato da foglie di radicchio.

DOLCI

Crostoli friulani



2 uova, 60 g di burro, zucchero, latte, 300 g di farina bianca, 1 limone, olio di semi per friggere, sale, 3 cucchiai di rum.



Mettere in una ciotola le uova e sbatterle con 50 gr. di zucchero: aggiungere la scorza di limone, il liquore e un pizzico di sale. Mescolare e versarvi sopra, sempre mescolando, 50 gr. di latte caldo (non bollente). Disporre sulla spianatoia la farina, fare la fontana, unire al centro il burro liquefatto.
Impastare il composto e stenderlo con il mattarello. Tagliare la pasta a strisce e friggere in olio abbondante.

Gubana



uova, 130 g di burro, 60 g di pinoli, zucchero, 2 cucchiai di grappa, latte, 30 g di mandorle, 70 g di uvetta, 600 g di farina bianca, 30 g di lievito di birra, 1 cucchiaio di pane grattugiato, 125 g di gherigli di noci, 35 g di cedro candito, 30 g di arancia candita, vino di Malaga, scorza grattugiata di arancia, sale, scorza grattugiata di limone.



Preparare un impasto con 100 gr. di farina e il lievito sciolto in poco latte tiepido. Lasciarlo lievitare per 20 minuti circa, quindi incorporare la farina rimasta, le 3 uova,130 gr. di zucchero, 100 gr. di burro ammorbidito, l'acquavite, il sale, la scorza di limone e latte quanto ne occorre per ottenere un impasto morbido e compatto. Mettere ad ammorbidire l'uvetta nel vino. Scottare in acqua bollente le noci e le mandorle, poi pelarle e tritarle, tritare anche il cedro e l'arancia canditi. Mettere il tutto in una ciotola, unire i pinoli, la scorza grattugiata del limone e dell'arancia, l'uvetta strizzata, la grappa e il pane grattato soffritto con 30 gr. di burro, mescolare con cura e quindi unire un uovo più un albume montato a neve. Stendere la pasta e distribuire sulla superficie il ripieno, quindi avvolgerla su se stessa formando una spirale. Metterla sulla placca imburrata e infarinata, spennellare la superficie con il tuorlo rimasto, leggermente sbattuto, dopo di che spolverizzare con 4 cucchiai di zucchero. Cuocere in forno già caldo a 190° per 45/50 minuti.


Pince de basse



150 g di farina di mais, 150 g di farina 00, 75 g di uva sultanina, 50 g di noci, 50 g di fìchi secchi, 100 g di zucchero, 50 g di burro, 1/2 buccia di limone grattugiata, lievito in polvere, latte intero, sale.



Mescolare e impastare bene gli ingredienti e aggiungere il lievito. Il composto deve risultare abbastanza morbido. Cuocere in forno a calore normale, in uno stampo unto di burro.