martedì 29 dicembre 2009

dentro e fuori l'essere cieco

Handicappati visivi, ciechi, non vedenti, orbi, visulesi...quanti nomi complessi ci inventiamo per definire una sola condizione umana! Quanti vocaboli nuovi aggiungiamo nel nostro vocabolario per paura, pensando di offendere qualcuno, di risultare insensibili o irrispettosi. Pensiamo di sapere. Pensiamo di poter fare qualche cosa. Pensiamo pensiamo pensiamo. Pensiamo troppo, ma non agiamo. Pensiamo, ma non mettiamo in atto ciò che è il frutto del nostro tanto ragionare.
Eppure l'uomo è un animale curioso e la "diversità" ci spinge a conoscere. Siamo generali che nel nostro florido e prospero accampamento studiamo l'avversario, il male da combattere o il diverso da capire e aiutare. Che significato diamo al termine diverso? Che aiuto possiamo dare a quel diverso? I semafori per ciechi sono rumorosi...si eliminano. I parcheggi scarseggiano e si fa troppa fatica a fare quattro passi. Le strisce pedonali sono libere, gli uffici pubblici inaccessibili, i mezzi pubblici spesso inutilizzabili.
Forse se abbattessimo molte barriere anche il termine diverso prenderebbe un altra accezione. Ma qualcuno di noi sa cosa vuol dire perdere la vista? Proviamo a guardardere il mondo e a immaginare di vederlo sempre più piccolo, offuscato. Come se una densa nebbia vi piombasse sopra perenne e si appesantisse fino a non permettervi più di distinguere le forme lasciando a poco poco spazio solo al buio, alle tenebre.
Tenebre e buio. Immaginate noi stessi brancolare nel buio, un appoggio, qualcosa di familiare, qualcosa che ci dia sicurezza. Nulla ci è dato riconoscere, almeno per ora, sperduti in un mare che non ha fine. Incapaci di tutto. Dei parassiti, questo diventeremmo. Vivere degli altri, di quegli altri che fino ad ora abbiamo considerato diversi.
Ma immaginate, noi al loro universo scuro non ci potremo mai abituare; loro, al contrario, si sono adattati a pieno a vivere nel nostro.
Eppure continuiamo imperterriti per la nostra strada. Come cavalli da soma andiamo avanti con gli occhi coperti. Ciò che non è uguale a noi è diverso. Ci spaventa. Ci immobilizza tanto da farci rimanere paralizzati davanti a tale situazione. A salvarci è un brivido, un lampo che ci attraversa la mente e arriva al cuore. La compassione, la commiserazione.
Vi chiederete perchè ho scritto queste parole. Esse derivano da esperienze personali, da sensazioni provate o fatte provare. Un impersonalità ed una generalità che celano molte cose fra le loro righe...per chi le saprà cogliere.

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